Il mobbing

By paolo.bartalini1 Comment

Questa parola deriva dall’inglese “to mob”, letteralmente “assalire”, ma può essere meglio definita come una “sindrome di accerchiamento”.

a cura della dott.ssa Emanuela Boldrin – Psicologa

“Il mobbing non riguarda solo il rapporto tra datore di lavoro e il lavoratore – ha mobbing quando un dipendente è oggetto ripetuto di attacchi da parte dei superiori (datore di lavoro) ma anche dei suoi colleghi di pari grado ed in particolare quando vengono attuati comportamenti diretti ad isolarlo, discriminarlo o comunque a provocarne un progressivo disadattamento lavorativo. Il mobbing è una forma di violenza
psicologica che si attua in ambito lavorativo e che implica la presenza di un aggressore (mobber) rappresentato da una o più persone di una vittima (il lavoratore aggredito) e di spettatori (i colleghi) che generalmente prendono le distanze dal malcapitato, nel timore
d’incorrere in ritorsioni personali. Viene esercitato attraverso una molteplicità di comportamenti ed in una certa percentuale probabilmente è sempre stata presente nelle organizzazioni.

Mobbing “orizzontale” e “verticale”

Si possono avere due tipi di mobbing:
VERTICALE – quando implica la gerarchia organizzativa:
a) mobbing strategico quello che viene attuato dall’azienda per rimuovere un dipendente scomodo
b) bossing è la forma più frequente usata nelle pubblica amministrazione in cui si tenta di estromettere il soggetto dal processo lavorativo
c) down – up è quando un gruppo di collaboratori si coalizza per estromettere il capo, svuotandolo di potere

ORIZZONTALE – è quello praticato dai colleghi meno frequente in Italia. Le azioni più ricorrenti da essere osservate sono:
1) attacchi alla possibilità di comunicare quando il capo o i colleghi limitano le possibilità di esprimersi della vittima, lo interrompono quando parla, lo criticano, ecc,
2) attacchi alle relazioni sociali quando il soggetto è sempre isolato, sembra che non esista
3) attacchi all’immagine sociale quando si sparla o si ridicolizza
4) attacchi alla qualità della situazione professionale e privata quando non gli si affidano più compiti da svolgere o si cambiano spesso
5) attacchi alla salute se lo si costringe a lavori che danneggiano la salute o
a scopo sessuale.

Heinz Leymann, medico tedesco vissuto in Svezia, è stato il primo ricercatore a dare, negli anni 80, una definizione completa di mobbing cioè di modalità di comunicazione ostile e non etica diretta sistematicamente da uno o più soggetti verso un solo individuo che è
così spinto e mantenuto in una condizione di impotenza, che lo porta a sofferenza mentale, psicosomatica e a disagio sociale.

Come riconoscerlo

Il mobbing non è uno stato ma un cambiamento del “clima” lavorativo. Le azioni che possono crearlo sono:

-impedire al lavoratore preso di mira di esprimersi,
-isolarlo,
-metterlo in difficoltà,
-svilire il suo lavoro,
-esporlo a rischi per la salute.

Gli effetti che provoca

Il mobbing è causa di importanti effetti sulla salute del soggetto. Possiamo distinguerli in: effetti tipici del disturbo post-traumatico da stress (fenomeni di iperallerta, pensieri ossessivi, azioni di esitamento, ansia, depressione) e disturbi dell’adattamento (che sono gli stessi fenomeni ma in forma minore o più lieve).

Consigli da dare

I disagi emotivi e fisici del lavoratore mobbizzato lo rende vulnerabile a prendere decisioni sbagliate. Per affrontare al meglio la situazione si
suggerisce di:
1) rafforzare se stessi e documentarsi per avere una maggior consapevolezza della propria situazione,
2) raccogliere le informazioni,
3) cercare degli alleati.

I disagi che accompagnano questo fenomeno possono anche sommarsi a delle sofferenze personali preesistenti, in entrambi i casi la prevenzione e la cura dei disturbi che si manifestano sono un elemento determinante della capacità di affrontare una condizione
di mobbing.

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One Comment to “Il mobbing”

  1. Marta ha detto:

    Spiegazione interessante,
    io personalmente ho sempre parlato di bullismo e di nonnismo (magari in casi di gerarchie in ambito militare), però il termine “assalire” mi suona particolarmente bene.
    Mi è successo diverse volte di trovarmi in situazioni di sottomissione forzata ed anche di scherzi pesanti da parte di compagni di classe, di corso e dei familiari…Adesso che ho più fiducia in me stessa cercherò di non lasciarmi più abbattere come prima…Ho da lavorare molto, lo so bene, ma non mollerò..
    Un caro Saluto,
    Marta Cosci.

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