Resilienza

By paolo.bartaliniNo Comments

La vita ci pone di fronte a situazioni difficili e dolorose: la perdita di persone care, una malattia, un incidente grave, che ci fanno provare emozioni intense, che ci portano a percepire un profondo senso di vulnerabilità. Generalmente, con il tempo, le persone riescono ad adattarsi a tali situazioni. Quello che fa adattare, però, non è solo il “tempo che guarisce”, ma c’è una parte di noi capace di fronteggiare situazioni difficili e di riorganizzare positivamente la propria vita, nonostante le difficoltà che farebbero pensare ad un esito negativo: questa capacità è la resilienza. Le persone resilienti sono quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le avversità, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti (Wikipedia).

Il termine resilienza viene preso in prestito dal mondo della metallurgia ed indica la capacità di un materiale di conservare la propria struttura, dopo essere stato sottoposto a schiacciamento e deformazione. “La resilienza è una parola di derivazione latina che permette di descrivere il grado in cui una struttura metallica o mentale è capace di resistere a un urto, risultando così più o meno resiliente. La resilienza ti permette di perseguire i tuoi obiettivi nonostante i continui “no”, le sconfitte, e i traumi della vita: è quella forza che riesce a farti rialzare per la millesima volta e che ti consente di trovare una via di scampo dal dolore. Implica la possibilità di trasformare un evento doloroso in un processo di apprendimento e di crescita. Avere un alto livello di resilienza non significa evitare le difficoltà o essere dei Supereroi, ma significa essere disposti al cambiamento, alla rinuncia, all’accettazione quando necessario; disposti anche a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. Rivalutare la propria sofferenza, modificare l’idea che si ha di essa, integrarla nella propria storia individuale, oltre che viverla come un valore aggiunto per la propria persona, che rende sensibili, a sua volta, anche alle sofferenze altrui.
Cantoni (2014) ha individuato cinque componenti che contribuiscono a sviluppare la resilienza

1)L’Ottimismo, cioè la disposizione a cogliere il lato buono delle cose. Chi è ottimista tende a sminuire le difficoltà della vita e a mantenere più lucidità per trovare soluzioni ai problemi (Seligman, 1996).
2) L’Autostima. Avere una bassa autostima ed essere molto autocritici, infatti, porta una bassa tolleranza delle critiche, cui si associa una più alta possibilità di sviluppare sintomi depressivi.
3) La Robustezza psicologica (Hardiness). che è a sua volta scomponibile in tre sotto-componenti, il controllo (la convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante, mobilitando quelle risorse utili per affrontare le situazioni), l’impegno (la chiara definizione di obiettivi significativi che facilita una visione positiva di ciò che si affronta) e la sfida, che include la visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita piuttosto che come minaccia alle proprie sicurezze.
4) Le emozioni positive, ovvero il focalizzarsi su quello che si possiede invece che su ciò che ci manca.
5) Il supporto sociale, sentire di essere oggetto di amore e di cure, di essere stimati e apprezzati.
6) Cosa ci può aiutare per diventare più resilienti? – Una visione positiva di sé e la capacità di accettarsi con pregi e difetti; – La capacità di porsi traguardi realistici; – Un buona gestione delle proprie emozioni; –
Coltivare le relazioni sociali; – Prendere esempio da persone resilienti – Imparare a chiedere aiuto “Sii come il bambù, fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo. Le sue radici sono saldamente confitte nel terreno e si intrecciano con quelle di altre piante per raffozzarsi e sorreggersi a vicenda. Lo stelo si lascia investire liberamente dal vento, e lungi dal resistergli, si piega. Ciò che si piega è molto più difficile a spezzarsi.”.

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