Archive

For the Commenti category

Freud

No Comments

1. “Sono stato un uomo fortunato, niente nella vita mi è stato facile.”

Solo nelle avversità possiamo crescere. Sono i problemi a stimolarci facendoci mettere mano alle nostre risorse e trovare la grinta necessaria per fare un passo avanti e uscire dalla nostra zona di comfort. Comprendere le avversità come una sfida ci permette di metterci alla prova e sviluppare il nostro pieno potenziale. In realtà, se c’è qualcosa che caratterizza le persone resilienti è che assumono le difficoltà come delle opportunità per imparare e crescere

2. “Le emozioni represse non muoiono mai. Vengono sepolte vive e in futuro usciranno nel peggiore dei modi.”

La società ci ha insegnato a sopprimere le emozioni, catalogandone alcune come inadeguate e altre come un segno di debolezza. Tuttavia, nascondere e reprimere le emozioni equivale a non accettarle e quindi queste rimangono nell’inconscio e causano dei danni. Quando finalmente tornano alla luce, possono causare un vero e proprio terremoto emotivo.

3. “La tradizione è una scusa per le menti pigre che si rifiutano di adattarsi al cambiamento.”

Le tradizioni ci danno un illusorio senso di sicurezza, sono qualcosa di familiare che conferisce un ordine logico al nostro mondo. Pertanto è comprensibile che l’idea di abbandonarle ci terrorizzi, soprattutto se il futuro è incerto. Tuttavia, è solo abbracciando l’incertezza e mettendo in discussione le tradizioni che possiamo andare avanti. Se ci aggrappiamo al passato, ci anchilosiamo e moriamo un poco alla volta ogni giorno, perché il mondo è in continua evoluzione.

Psicoterapia online

No Comments

Questo è il servizio per chi cerca una risposta ai propri problemi e che preferisce una terapia o un sostegno online piuttosto che in studio.

  1. Le nuove tecnologie consentono di incontrare le persone che soffrono di disagi psicologici anzichè in studio direttamente in videoconferenza. Vengono garantite le stesse regole che si applicano nel classico contesto di studio: riservatezza e massimo rispetto per la persona.
  2. Per fissare una consultazione online è sufficiente contattarmi o usando l’apposito modulo o al mio cellulare 3475033016 o al mio contatto skype (Papato10) in modo da fissare un video-incontro su skype in orario e data da concordare insieme
  3. Ogni seduta dura 45 minuti e costa 75 euro . Verrà emessa regolare fattura al termine di ogni incontro.
  4. La modalità di pagamento privilegiata è il sistema paypal; in alternativa bonifico on line.
  5. Il trattamento dei dati sarà effettuato secondo modalità sia manuali, sia informatiche e, in ogni caso, idonee a proteggerne la riservatezza, nel rispetto delle norme vigenti e del segreto professionale.
  6. Il conferimento dei dati è facoltativo, anche se l’eventuale mancato conferimento potrebbe comportare la mancata o parziale esecuzione del contratto
  7. In ogni momento l’interessato potrà esercitare i propri diritti nei confronti del titolare del trattamento, ai sensi dell’art.7 del D.lgs.196/2003

L’importanza del non rimuovere nulla, del rimanere integri nella tensione degli opposti

No Comments

Nel bellissimo libro-commento all’antico testo cinese “Il segreto del fiore d’oro”, Jung ci riporta uno stralcio di una commovente lettera inviatagli da una sua paziente sull’importanza dell’accettazione.


«Recentemente ho ricevuto una lettera da una mia antica paziente, la quale descrive con parole semplici ma appropriate la trasformazione necessaria:

Dal male ho ricavato molto bene. Il mantenere la calma, il non rimuovere nulla, il rimanere vigile e insieme l’accettazione della realtàprendendo le cose come sono e non come avrei voluto che fossero – mi hanno portato conoscenze singolari ma anche singolari energie, quali prima non avrei potuto immaginare.

Ho sempre pensato che se non si accettano le cose, esse in un modo e nell’altro ci sopraffanno; ora invece non è più così, e solo accettandole è possibile prendere posizione di fronte a esse.

Anch’io voglio partecipare al gioco della vita nell’accettare ciò che di volta in volta mi offrono i giorni e la vita, bene e male, sole e ombra che costantemente si alternano, e così accetto anche la mia natura, con i suoi lati positivi e negativi, e tutto si ravviva.

Com’ero pazza, io che volevo forzare ogni cosa ad adattarsi al mio volere!”»

(C.G.Jung – Commento all’antico testo cinese “Il segreto del Fiore d’Oro”, Bollati Boringhieri, p.68)

«Se semplicemente si riuscisse a lasciar andare le cose, ci si accorgerebbe che il male si esaurisce, e si afferma il bene.»

(Jung)

Il compito dello psicoterapeuta

No Comments

“Il compito dello psicoterapeuta, contrariamente ad un diffuso malinteso, non è affatto quello di «trovare» cos’è che non va nel paziente per poi poterglielo «dire». Altri glielo «avevano già detto» per tutta la sua vita e, nella misura in cui ha accettato le parole altrui, egli stesso «se lo diceva». […]

Il lavoro dello psicoterapeuta non consiste nemmeno nell’imparare delle cose riguardo al paziente per poi insegnargliele, bensì insegnare al paziente come imparare ciò che concerne se stesso.

Questo significa che il paziente deve diventare direttamente consapevole di come realmente funzioni in quanto organismo vivente; e questo avviene sulla base di esperienze concrete e non verbali”.

Fritz Perls

Le Motivazioni

No Comments

le-basi-neurobiologiche-della-motivazione_1319Le motivazioni costituiscono un’organizzazione più o meno durevole di forze, nell’ambito della personalità, coerentemente orientate e mediate dai processi intrapsichici ed interpersonali. Tali motivazioni attingono ai bisogni più primitivi dell’individuo, come alle esigenze indotte dalla educazione e dalle situazioni ambientali del presente. Queste esigenze risultano tanto più profonde ed importanti quanto più presto esercitano la loro influenza sulla storia e sulla vita dell’individuo.

L’ambiente comprende la realtà storica, sociale, familiare, economica, esistenziale, lavorativa, educativa, ecc. in cui l’individuo vive immerso fin dalla nascita. Rappresenta il calco sociale che determina da un lato l’ interiorizzazione di sistemi normativi d’atteggiamento e di valore e dall’altro l’assunzione di ambiti di comportamento prescritti dai ruoli sociali.

La cultura è il perimetro più esterno entro cui possono prendere vita e manifestarsi le possibilità degli individui in termini di personalità. La cultura offre la possibilità all’individuo di non sperimentare nuove forme di comportamento, ma anzi di utilizzare in gran parte quelle forme approntate e trasmesse dalle generazioni precedenti (eredità culturale).gruppo, team

il gioco

No Comments

Non è facile definire cosa esattamente si intenda per gioco.

Secondo una prima interpretazione il gioco è una attività fine a sé stessa,cioè “una finalità senza fine” ma non degradata, che è piacevole di per sè e si sottrae alle categorie temporali e che proprio per queste caratteristiche si contrappone alla attività lavorativa.

Il gioco è come una attività biologica,finalizzata a ripristinare l’equilibrio neurodinamico mediante una scarica motoria in cui viene liberato un surplus energetico.

172084_193708333982911_193708227316255_563878_2506377_o

Il gioco è una attività piacevole in quanto nella libertà di scelta e d’approccio risultano gratificate esigenze profonde di natura affettiva.

Bambini felici

Il benessere

Commenti disabilitati su Il benessere

IL CORPO E LA MENTE: LA COMUNICAZIONE COME CONTRIBUTO AL BENESSERE ED ALL’INTEGRAZIONE DI ENTRAMBI di B E.

IL BENESSERE


Il termine Benessere deriva da ben – essere = “stare bene” o “esistere bene” ed è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano.

Nel passato il significato di benessere coincideva con la salute fisica, ora ha assunto un significato più ampio, arrivando a coinvolgere tutti gli aspetti mentali, sociali, relazionali e spirituali.

Pensando alla parola Benessere si affacciano alla mente immagini e sensazioni positive: rilassamento, tranquillità, cura, vitalità, salute, equilibrio, positività, affettività, pace, silenzio, armonia…..

Il benessere si colloca anche nella relazione e nel sentimento con l’altro e con se stessi.“Armonizzare le funzioni della nostra personalità, valorizzare l’intenso bisogno dell’altro, soprattutto espresso nella necessità di dare e ricevere amore aiuta a risvegliare le naturali sapienze e felicità latenti in ogni persona.”(Ferrini M. 2011)

In tutti questi contesti entra in gioco un saper bene percepire e comunicare le sensazioni positive, sia attraverso gli aspetti del tono e dell’uso delle parole sia con i movimenti e con i gesti che trasmettono un’energia positiva con l’ambiente e con noi stessi. Pensiamo al tocco, al contatto corporeo, alla carezza, al massaggio ma anche al piacere che può offrirci uno sguardo o un sorriso.

Può essere utile descrivere alcuni concetti di base per collocare il significato di comunicazione e benessere ed il legame fra i due.

benessere-psicologico

LA COMUNICAZIONE


La parola COMUNICAZIONE deriva dal latino cum = con, e munire = legare, costruire, il significato communico sempre in latino corrisponde a mettere in comune, far partecipe.

Le principali regole sulla comunicazione sono:

  • non si puo’ non comunicare
  • il comportamento non ha il suo opposto
  • l’attività’ e l’inattività, le parole e i silenzi hanno tutti il valore di messaggio
  • non esiste la non comunicazione

Paul Watzlawich, nella sua fondamentale opera sulla comunicazione sottolinea un principio essenziale della comunicazione: Ogni comunicazione procede su due livelli, il piano del contenuto ed il piano della relazione, ed è quest’ultimo a definire il primo. (Watzlawich, 1971)

Mediante le parole trasmettiamo delle informazioni e con i segnali del corpo diamo “informazioni alle informazioni”. Mentre la comunicazione verbale è guidata dall’intenzione, i gesti inconsapevoli del corpo sono un linguaggio più sincero: quando ci rapportiamo con gli altri, infatti, riusciamo a controllare le parole, ma non possiamo sempre gestire i movimenti, le espressioni attraverso le quali il corpo tradisce il vero stato d’animo.

Pensiamo all’importanza del linguaggio del corpo nel bambino attraverso gli abbracci, il calore della propria pelle a contatto con quella della madre ed a quanto si sente rassicurato nello stabilire i primi rapporti col mondo esterno.

bkg-benessere

Se vuoi parlare con me privatamente di questo o di altri argomenti di psicologia inviami un messaggio compilando questo modulo


Inserisci questo codice: captcha

I dati inseriti saranno trattati in forma anonima secondo la normativa privacy vigente per gli psicologi.

 

Le 11 idee irrazionali (o disfunzionali) di Albert Ellis

4 Comments

Il termine “idee irrazionali” viene coniato da Albert Ellis (Ellis, 1957-1962) fondatore della RET, Terapia Razionale Emotiva.
Ellis ha individuato 11 convinzioni disfunzionali che rappresentano ideologie, convinzioni e atteggiamenti correlati ai più importanti disturbi emotivi e comportamentali.

1) Io, essere umano adulto, ho assoluto bisogno (estrema necessità o esigenza) di venire (sempre) amato, stimato e approvato (o almeno non giudicato male – o al minimo ignorato) da tutte le persone (che io ritengo) significative (importanti) del mio ambiente = da tutti quelli che dico io – altrimenti è gravissimo, orribile, terribile, catastrofico.

2) Io devo assolutamente essere (e/o dimostrarmi) sempre perfettamente adeguato, competente e di successo in tutto quello che faccio e sotto ogni rispetto (o almeno in questa cosa specifica, oppure in almeno una cosa) – altrimenti sono indegno di valore = valgo poco o niente.

3) Tutte le persone che dico io (compreso me stesso) devono assolutamente comportarsi (sempre) come mi pare giusto (come dico io) – altrimenti sono intrinsecamente cattive, malvagie e scellerate, e quindi meritano di essere severamente condannate e punite (anche perché così imparano).

4) Tutte le cose devono assolutamente andare (sempre) come piacerebbe a me, come mi sembra giusto che vadano (insomma, come dico io) – altrimenti è inaccettabile, intollerabile, insopportabile (io non lo accetto, non lo tollero, non lo sopporto).

5) La mia infelicità (disagio, ansia, depressione, angoscia, rabbia, eccetera) dipende da cause esterne (o essenzialistiche) e quindi io posso fare poco o niente per cercare di controllare le mie pene e i miei disturbi (varianti: io reagisco così – sono fatto/a così – è la mia natura, il mio carattere, la mia personalità).

6) Siccome può succedere (succedermi) qualcosa di brutto, pericoloso o dannoso allora:
a) mi devo preoccupare in continuazione;
b) devo pensare che succederà (quasi) di sicuro;
c) che succederà nelle forme peggiori;
d) che non ci potrò (non ci si potrà, nessuno ci potrà) mai fare nulla;
e) e che tutto finirà nel modo più orribile, terribile e catastrofico.

7) Se qualcosa mi sembra difficile (perché richiede impegno, fatica, disagio, o una mia assunzione di responsabilità, ovvero mi provoca ansia) allora mi conviene evitarla piuttosto che affrontarla.

8) Io sono debole (insicuro/a, incapace, handicappato/a, emotivamente instabile e facilmente vulnerabile) e quindi ho bisogno di qualcuno più forte a cui appoggiarmi e da cui dipendere – altrimenti non ce la posso fare (a vivere, a esser felice, a lavorare, a muovermi, ecc.).

9) Il mio passato (la mia infanzia, le mie esperienze precoci) è la determinante assoluta delle mie condizioni attuali; e se una volta qualcosa ha avuto una forte influenza su di me, allora continuerà per sempre ad esercitare lo stesso effetto – quindi non c’è niente da fare (la mia personalità, il mio carattere è stato formato in questo modo e quindi non si può cambiare).

10) Se qualcuno (gli altri, tutti gli altri o tutti quelli che dico io) ha qualche problema o disturbo o sofferenza che gli fa fare (dire, pensare o sentire) qualcosa che non mi piace (che mi sembra sconveniente, irragionevole, dannoso, ingiusto, ecc.) allora io mi devo tremendamente sconvolgere per questo motivo.

11) E’ sempre possibile trovare una soluzione perfetta (o avere una sicurezza assoluta, ovvero un controllo completo) di fronte a qualsiasi problema umano, e quindi io la devo assolutamente raggiungere – altrimenti succederanno catastrofi ed orrori.

Se vuoi parlare con me privatamente di questo o di altri argomenti di psicologia inviami un messaggio compilando questo modulo

Inserisci questo codice: captcha

I dati inseriti saranno trattati in forma anonima secondo la normativa privacy vigente per gli psicologi.

Terremoto in Giappone

No Comments

21 giugno 2011 Posted by Paolo Bartalini Edit

giappone tsunami terremoto

L’impatto psicologico nelle persone coinvolte in un evento catastrofico

Il Dopo la catastrofe avvenuta nel dicembre 2004, il mondo si trova ad affrontare un altro evento naturale di proporzioni immani che ha distrutto città e provocato la morte di migliaia di persone. Il terremoto e lo tsunami di questi giorni hanno sconvolto il Giappone e tutto il resto del mondo che assiste impotente a questo disastro. Lo tsunami ha spazzato via case, navi, aerei, tutto ciò che trovava sul proprio percorso causando la morte di decine di migliaia di persone. L’impatto psicologico che un evento così drammatico può avere sui sopravvissuti è potenzialmente molto profondo. disturbo che di solito sviluppano le vittime dei disastri si chiama disturbo post-traumatico da stress (PTSD, post-traumatic stress disorder) causato da “un evento traumatico che la persona ha vissuto direttamente, o a cui ha assistito, e che ha implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all’integrità fisica propria o di altri. L’evento deve aver creato paura intensa, sentimenti di impotenza, o di orrore”. I veterani di guerra sono i soggetti nei quali l’esposizione a questo genere di stress è più frequente.

I sintomi del disturbo post-traumatico da stress vengono raggruppati in tre categorie principali (Kring, Davison, Neale e Johnson, 2007).

  1. Rivivere l’evento traumatico. Il soggetto richiama spesso alla memoria il trauma vissuto o esso riaffiora sotto forma di incubo. Il soggetto può essere fortemente turbato da stimoli che ricordano l’evento (rumori, suoni, urla, ecc.).
  2. Evitamento degli stimoli associati all’evento traumatico oppure ottundimento della reattività. Nel primo caso le persone cercano di evitare tutto ciò che potrebbe ricordare loro l’evento traumatico; nel secondo caso, i soggetti manifestano un diminuito interesse per gli altri, un senso di distacco e di estraniamento e incapacità di provare emozioni positive. Queste due reazioni così diverse in realtà non sono in contrapposizione, in quando può accadere che vi sia una notevole oscillazione tra una fase che fa rivivere il trauma ad una fase che invece diminuisce la percezione emotiva.
  3. Sintomi di aumentata attivazione fisiologica. Questi sintomi comprendono difficoltà ad addormentarsi o mantenere il sonno, difficoltà di concentrazione, ipervigilanza ed eccessive risposte di allarme.
  4. Altri disturbi psicologici si associano spesso al disturbo post-traumatico da stress, quali l’ansia, la depressione, la rabbia, il senso di colpa e l’abuso di sostanze. Comuni sono anche i pensieri suicidari, così come episodi esplosivi di violenza e problemi di natura psicofisiologica connessi con lo stress, come cefalea e disturbi gastrointestinali.È importante avere ben presente questa costellazione di sintomi per organizzare un trattamento efficace dei sopravvissuti.
  5. La dissociazione e la soppressione dei ricordi possono contribuire al mantenimento del disturbo in quanto impediscono alla persona di confrontarsi con i ricordi del trauma. Proprio per tali motivi il debriefing per lo stress da incidenti critici (CISD, critical incident stress debriefing) è una procedura di intervento immediato (entro 72 ore) sulle vittime di un grave trauma. Il CISD è di solito limitato ad un’unica, lunga sessione organizzata per gruppi, ma anche per singoli individui, indipendentemente dall’eventuale manifestarsi di sintomi.

Il terapeuta incoraggia le persone a ricordare i particolari dell’evento di cui sono state vittime e le invita a esprimere con la maggiore completezza possibile ciò che sentono. I terapeuti che applicano questo metodo di solito visitano il luogo del disastro immediatamente dopo che si è verificato, talvolta su invito delle autorità locali (come è avvenuto dopo l’attacco dell’11 settembre al World Trade Center), altre volte no; la terapia viene offerta sia alle vittime che ai loro familiari (Kring, Davison, Neale e Johnson, 2007). L’utilizzo di questa metodica è piuttosto controverso. Per alcuni studiosi è meglio che i sopravvissuti seguano un normale e più lungo percorso terapeutico che permetta loro di rivivere il trauma in modo più graduale. Un altro tipo di terapia psicologica prevede la riesposizione della persona agli stimoli traumatici, ma in modo organizzato e con il sostegno del terapeuta (ad esempio: esposizione diretta, tecniche di immaginazione guidata, ipnosi).
Ad ogni modo l’obiettivo di ogni intervento terapeutico è soprattutto quello di potenziare la percezione di sicurezza e di ridurre le reazioni di paura e di mancanza di controllo dei superstiti. Non dimentichiamo che il nostro organismo di solito neutralizza gli eventi stressanti grazie alle cosiddette strategie di coping. Ma l’impatto psicologico generato dal terremoto e dallo tsunami è troppo forte per essere neutralizzato dalle risorse personali di ciascun individuo. Per questo è fondamentale intervenire subito, in particolare sui bambini che hanno ancora meno risorse psicologiche per affrontare un disastro di tale portata.

14 marzo 2011 di Elisabetta Rotriquenz

Tags: 
Categories: paura
You can leave a response, or trackback from your own site.

Lascia un Commento

Autenticato come paolo.bartaliniLogout?È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>