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INCONTRA LO PSICOLOGO SENZA USCIRE DI CASA

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In questi giorni in cui siamo chiamati a limitare il più possibile gli spostamenti, soprattutto come senso di responsabilità verso le fasce più deboli della popolazione, ricordatevi che se volete “incontrare” il vostro psicologo o volete chiedere un consulto ad uno psicologo un po’ più lontano, potete farlo anche senza uscire di casa, chiamando il 3475033016 e fissando un appuntamento su Skype o WhattsApp

Coronavirus

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Vademecum Coronavirus

CONSIGLIO NAZIONALE ORDINE PSICOLOGI 

MORPHEMA 

VADEMECUM PSICOLOGICO 

CORONAVIRUS 

PER I CITTADINI 

Proteggere i bambini È bene proteggere anche i bambini. Se ci interrogano, daremo sempre la nostra disponibilità a parlare serenamente di quello che possono aver sentito e li spaventa correggendo un quadro statisticamente infondato. È meglio non esporli alle informazioni allarmistiche di cui sopra. 

Perché le paure possono diventare panico e come proteggersi con comportamenti adeguati, con pensieri corretti e emozioni fondate. 

Non ti vergognare di chiedere aiuto Se pensi che la tua paura ed ansia siano eccessive e ti creano disagio non avere timore di parlarne e di chiedere aiuto ad un professionista. Gli Psicologi conoscono questi problemi e possono aiutarti in modo competente. 

Questa semplice figura permette di vedere la paura del coronavirus in prospettiva. 

Questo breve vademecum non vuole essere esaustivo né sostituirsi ad un aiuto professionale. È un contributo per riflettere ed orientare al meglio i nostri pensieri, emozioni e comportamenti individuali e collettivi – di fronte al problema Covid-19. Pochi minuti del vostro tempo per una lettura che ci auguriamo possa esservi utile.5 marzo 2020 

David Lazzari Presidente Consiglio Nazionale Ordine Psicologi 

La figura mostra il fenomeno delle paure nel loro complesso: nella parte superiore i pericoli di cui si ha più paura di quanta se ne dovrebbe avere. Nella parte inferiore, al contrario, ci sono i pericoli a cui siamo abituati e che non provocano paure adeguate. La sproporzione tra le aree dei due cerchi mostra quanta differenza cè tra paure soggettive e pericoli oggettivi. (Fonte: Legrenzi, A tu per tu con le nostre paure. Convivere con la vulnerabilità, Il Mulino, 2019). 

TIL 

LA PAURA. La paura è un’emozione potente e utile. È stata selezionata dall’evoluzione della specie umana per permettere di prevenire i pericoli ed è quindi funzionale a evitarli. Però funziona bene se è proporzionata ai pericoli. Così è stato fino a quando gli uomini avevano esperienza diretta dei pericoli e decidevano volontariamente se affrontarli oppure no. Oggi molti pericoli non dipendono dalle nostre esperienze. Ne veniamo a conoscenza perché sono descritti dai media e sono ingigantiti dai messaggi che circolano sulla rete. Si ha più paura dei fenomeni sconosciuti, rari e nuovi, e la diffusione del nuovo Coronavirus ha proprio queste caratteristiche. Ecco alcune indicazioni per evitare che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi, finendo per danneggiarci. 

INDICAZIONI ANTI-PANICO 

1. Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo

Il Coronavirus è un virus contagioso ma come ha sottolineato una fonte OMS su 100 persone che si ammalano la maggior parte guarisce spontaneamente o ha solo problemi lievi. Le misure collettive eccezionali scaturiscono soprattutto dalla esigenza di arginare l’epidemia. 

5. Siamo preoccupati della vulnerabilità nostra e dei nostri cari e cerchiamo di renderli 

invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è contro-producente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi. 

BUONE PRATICHE PER AFFRONTARE 

IL CORONAVIRUS 1. Evitare la ricerca compulsiva di informazioni, usare e diffondere fonti informative 

affidabili Riduci la sovraesposizione alle informazioni dei media e dei social. Una volta acquisite le informazioni di base, è sufficiente verificare gli aggiornamenti sulle fonti affidabili. Si hanno così tutte le informazioni necessarie per proteggersi, senza farsi sommergere da un flusso ininterrotto di “allarmi ansiogeni”. – Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus – Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ 

2. Non confondere una causa unica con un danno collaterale 

Le situazioni più gravi o i decessi sono per lo più dovuti all’azione congiunta di più problemi di salute, non sono causati solo dall’azione del coronavirus, così come è successo e succede nelle forme influenzali che registrano decessi ben più numerosi. 

3. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la 

nostra capacità di giudizio può affievolirsi. Molti provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi. Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci, come quelle suggerite dalle Autorità sanitarie. 

2. Un fenomeno collettivo e non personale 

Il Coronavirus non è un fenomeno individuale. Ci dobbiamo proteggere come collettività responsabile. L’Istituto Superiore di Sanità indica semplici azioni di prevenzione individuale (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/). L’uso regolare di queste azioni elementari riduce significativamente i rischi di contagio per sé, chi ci è vicino e la collettività tutta. 

4. Troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose 

in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni.. E’ difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi. La regola fondamentale è l‘equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo. 

3. Agisci collettivamente per un fenomeno collettivo 

Anche se tu ti sei fatto un’idea corretta del fenomeno è bene cercare di aiutare gli altri raccontando in parole semplici il nostro decalogo e le raccomandazioni qui elencate. Puoi fornire le semplici informazioni sopra indicate, ragionando con calma e pazienza invece di ignorare o, peggio, disprezzare chi non sa e si rifiuta di pensare. Agire tutti in modo informato e responsabile e aiutarsi reciprocamente a farlo, aumenta la capacità di protezione della collettività e di ciascuno di noi. 

Visita la mia scheda su PsicologiOnline.net

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https://www.psicologionline.net

sintomi

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. i pazienti si lamentano dei sintomi ma li amano più di tutto e non li vogliono lasciare…
Bruno De Halleux

Errori

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“L’unica cosa che impariamo dai nostri errori è che continueremo a ripeterli”

Phillips, 2010

Curare

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“Nulla esiste che non possa essere curato con le parole”

ANTIFONTE

Psicologo in farmacia

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Benvenuti cosa pensate dello psicologo in farmacia? Vi sembra una buona possibilità oppure no?

Se avete voglia lasciate la vostra opinione.

Grazie

Aggiungo un articolo per dare qualche informazione in più.

 

foto seminario

LO PSICOLOGO IN FARMACIA 

“UN SERVIZIO PER IL BEN-ESSERE PSICOLOGICO”

L’iniziativa “Lo Psicologo in Farmacia”, già sperimentata con successo in numerose città italiane, Milano, Roma, Torino, Bologna, Varese ed altre, nasce dalla sinergia della professionalità di Farmacisti e Psicologi e dalle associazioni di categoria alle quali fanno riferimento, l’Ordine del Farmacisti e l’Ordine degli Psicologi, ma anche con le Istituzioni territoriali, come Federfarma, i Comuni, le ASL, etc.

Con la Legge n. 69 del 18 Giugno  2009 e successivo Decreto Legislativo n. 153 del 3 Ottobre 2009, il Presidente della Repubblica emana alcune disposizioni legislative in materia di nuovi compiti e servizi assistenziali erogati dalle farmacie pubbliche e private nel rispetto di quanto previsti dai Piani socio – sanitari regionali e previa adesione del titolare della Farmacia.

Tali disposizioni legislative hanno permesso alla Farmacia di affermarsi  come presidio sanitario sempre più capace di cogliere e intercettare le esigenze del Territorio e allo Psicologo professionista di legittimare la sua presenza all’interno del sistema della salute e del benessere territoriale.

Il progetto “Lo Psicologo in Farmacia” si struttura in un Servizio che si svolge all’interno degli spazi della farmacia, contesto facilmente accessibile e familiare e si rivolge ai cittadini maggiorenni che possono usufruire di una consulenza psicologica (non psicoterapeutica) gratuita, fornita da uno Psicologo il quale accoglierà e analizzerà la domanda portata dalle persone che esprimono un disagio psicologico e procederà  con il supporto, l’orientamento e le informazioni utili alla gestione della specifica richiesta.

Tale Servizio può essere definito come un’opportunità per intercettare, in un’ottica di prevenzione psicologica, i bisogni inespressi da parte delle persone che esprimono un disagio psicologico e usufruire, nel rispetto della riservatezza e della privacy, di un professionista, lo Psicologo, preparato al primo ascolto e alla valutazione dei disagi che possono essere portati in consulenza, come disturbi d’ansia, depressivi, psicosomatici, problematiche relazionali familiari e di coppia, situazioni di stress correlate a particolari eventi della vita (lavoro, nascita di un figlio, separazioni, lutto, malattie organiche croniche), etc. aiutando la persona ad attivare, dove possibile, le proprie risorse, oppure individuando nel caso in cui sia necessario, le strutture pubbliche e/o private presenti sul Territorio che possano offrire una presa in carico, ovvero un percorso di sostegno psicologico idoneo.

In conclusione, il Servizio “Lo Psicologo in Farmacia” può essere funzionale  ad intercettare i bisogni non espressi da parte dei cittadini, di tutte le fasce di reddito, che esprimono un disagio psicologico, rilevando la specificità della domanda in relazione al contesto territoriale di appartenenza, di alleggerire le richieste in ambito psicologico che pervengono al Sistema Sanitario pubblico arricchendo la rete di servizi presenti sul Territorio ed infine nella diffusione e promozione della cultura del benessere psicologico, finalizzata a migliorare la qualità della vita dell’individuo e della collettività.

sintomi

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. i pazienti si lamentano dei sintomi ma li amano più di tutto e non li vogliono lasciare…
Bruno De Halleux

Cambiare modo di vedere le cose

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Il modo in cui definiamo il problema condiziona la scelta della soluzione o spiega le difficoltà che incontriamo nel trovarne una davvero efficace.

Ma questa definizione del problema deriva in larga misura dal modo in cui pensiamo e percepiamo le difficoltà,che,come abbiamo visto è il prodotto della nostra educazione,delle nostre esperienze di vita e delle nostre convinzioni.

Pertanto,se già la nostra visione del problema e limitante,non è affatto sorprendente che essa limiti la nostra capacità di risolverlo.

Per ovviare a ciò,possiamo cambiare prospettiva o cambiare il modo in cui guardiamo la nostra situazione.

 

Martin

Aldo Carotenuto

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«Molte volte nell’esperienza analitica,

 

specialmente nei primi incontri,

 

la domanda che l’analista

 

si pone è: “Questa persona è stata

 

mai abbracciata?”»

 

Sentirsi depressi

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Attualmente la depressione è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di disabilità nel panorama delle malattie fisiche e psicologiche. Si stima che nel mondo circa 340 milioni di persone soffrano di depressione. La fascia di età più colpita è quella compresa tra 30 e 49 anni. Il disturbo depressivo è circa due volte più frequente tra le donne.

Nel corso degli ultimi anni la prevalenza della depressione è aumentata costantemente e nello stesso tempo l’età di insorgenza è diminuita. I più recenti dati ci raccontano una crescente e necessaria attenzione nei confronti delle malattie psichiatriche.

La Fondazione BRF Onlus – Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze si occupa da anni di sviluppare ricerche indipendenti e promuovere divulgazione scientifica e formazione per medici e nello specifico psichiatri.

“Sentirsi depressi – spiega la Prof.ssa Donatella Marazziti, responsabile ricerche della Fondazione BRF – significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti.

I sintomi della depressione più comuni sono la perdita di energie, senso di fatica, difficoltà nella concentrazione e nella memoria, agitazione motoria e nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici. Le emozioni tipiche sperimentate da chi è soffre di disturbo depressivo sono la tristezza, l’angoscia, disperazione, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, senso di vuoto. I sintomi cognitivi sono la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, la ruminazione mentale (restare a pensare al proprio malessere e alle possibili ragioni), autocritica e autosvalutazione, pensiero catastrofico e pensiero pessimista.

I comportamenti che contraddistinguono la persona depressa sono l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, frequenti lamentele, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.

La depressione può presentarsi come un singolo evento nella vita dell’individuo o come condizione ricorrente, oppure far parte del disturbo bipolare, con vari sottotipi più o meno gravi, in cui episodi depressivi si succedono ad altri di polarità opposta.

L’impatto sociale dei disturbo dell’umore è enorme, in termini sia di qualità della vita e adattamento sociale di chi ne è affetto che di costi per al società”.

Introduzione alla Psicanalisi 1915

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 “Le emozioni represse non muoiono mai. Vengono sepolte vive e in futuro usciranno nel peggiore dei modi.”

La società ci ha insegnato a sopprimere le emozioni, catalogandone alcune come inadeguate e altre come un segno di debolezza. Tuttavia, nascondere e reprimere le emozioni equivale a non accettarle e quindi queste rimangono nell’inconscio e causano dei danni. Quando finalmente tornano alla luce, possono causare un vero e proprio terremoto emotivo.

 

“La tradizione è una scusa per le menti pigre che si rifiutano di adattarsi al cambiamento.”

Le tradizioni ci danno un illusorio senso di sicurezza, sono qualcosa di familiare che conferisce un ordine logico al nostro mondo. Pertanto è comprensibile che l’idea di abbandonarle ci terrorizzi, soprattutto se il futuro è incerto. Tuttavia, è solo abbracciando l’incertezza e mettendo in discussione le tradizioni che possiamo andare avanti. Se ci aggrappiamo al passato, ci anchilosiamo e moriamo un poco alla volta ogni giorno, perché il mondo è in continua evoluzione.

La possibilità di dare un senso ai sintomi nevrotici mediante l’interpretazione analitica è una prova irrefutabile dell’esistenza – o, se preferite, della necessità dell’ipotesi – dei processi psichici inconsci.

 

Dipendenza affettiva

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Descrizione della Dipendenza Affettiva

Avere legami forti ed esserne condizionati è una cosa normale.

Diventa problematica quando ci si dedica completamente a un’altra persona rinunciando ai propri bisogni, facendo sacrifici pur di accontentarla, fino a ridurre le proprie attività e i propri interessi.

come uscire dalla dipendenza affettiva

Se l’altra persona assorbe tutto il nostro tempo, fino a diventare un’ossessione che condiziona comportamento e pensieri, si tratta di una Dipendenza Affettiva – o Love Addiction – e ha caratteristiche simili a qualsiasi altra dipendenza. Il bisogno di stare con lei è sempre più forte (tolleranza), non si riesce a farne a meno (assuefazione), in sua assenza ci si sente smarriti, persi, impauriti (astinenza), non si riesce a immaginare la propria vita senza l’altro.

In questa situazione, non si riesce a fare un progetto in autonomia, a trascorrere del tempo con se stessi e frequentare altre persone. La paura del distacco e di essere abbandonati è tale da spingere a sopportare situazioni anche molto spiacevoli, a diventare gelosi, possessivi, controllare l’altro oppure a fargli continue richieste di rassicurazione, dimostrazioni d’affetto, senza però riuscire a sentirsi veramente corrisposti. La relazione che si crea non è equilibrata, manca reciprocità e crea grande sofferenza.

Dati statistici sulla Dipendenza Affettiva

La Dipendenza Affettiva riguarda soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni, ed è anche chiamata “Sindrome delle donne che amano troppo”.

Dipendenza Affettiva: le cause

Sulle cause sono state forumale alcune ipotesi. Secondo alcune teorie potrebbe derivare da conflitti psicologici e fattori ambientali o sociali, bisogni rimasti insoddisfatti o traumi subiti durante l’infanzia, come ad esempio la perdita di una persona cara, o da un Disturbo di Ansia da Separazione comparso in età infantile o giovanile.

Dipendenza Affettiva: i sintomi

Si manifesta con i sintomi tipici della dipendenza: tolleranza, assuefazione e astinenza rispetto a un’altra persona, che viene idealizzata e diventa indispensabile per la propria auto-realizzazione e il proprio benessere, inoltre possono essere presenti:

  • mancanza di autonomia;
  • riduzione di interessi e vita sociale;
  • rinuncia ai propri spazi, bisogni e desideri;
  • atteggiamento servizievole, tollerante e sottomesso;
  • difficoltà a manifestare disaccordo e i propri sentimenti;
  • possessività, grande gelosia, controllo dell’altra persona;
  • sentimenti di rabbia, paura dell’abbandono e sensi di colpa;
  • perdita di lucidità e difficoltà a controllare i propri atteggiamenti;
  • ansia, angoscia, senso di vuoto, depressione e smarrimento all’idea del distacco.

Freud

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1. “Sono stato un uomo fortunato, niente nella vita mi è stato facile.”

Solo nelle avversità possiamo crescere. Sono i problemi a stimolarci facendoci mettere mano alle nostre risorse e trovare la grinta necessaria per fare un passo avanti e uscire dalla nostra zona di comfort. Comprendere le avversità come una sfida ci permette di metterci alla prova e sviluppare il nostro pieno potenziale. In realtà, se c’è qualcosa che caratterizza le persone resilienti è che assumono le difficoltà come delle opportunità per imparare e crescere

2. “Le emozioni represse non muoiono mai. Vengono sepolte vive e in futuro usciranno nel peggiore dei modi.”

La società ci ha insegnato a sopprimere le emozioni, catalogandone alcune come inadeguate e altre come un segno di debolezza. Tuttavia, nascondere e reprimere le emozioni equivale a non accettarle e quindi queste rimangono nell’inconscio e causano dei danni. Quando finalmente tornano alla luce, possono causare un vero e proprio terremoto emotivo.

3. “La tradizione è una scusa per le menti pigre che si rifiutano di adattarsi al cambiamento.”

Le tradizioni ci danno un illusorio senso di sicurezza, sono qualcosa di familiare che conferisce un ordine logico al nostro mondo. Pertanto è comprensibile che l’idea di abbandonarle ci terrorizzi, soprattutto se il futuro è incerto. Tuttavia, è solo abbracciando l’incertezza e mettendo in discussione le tradizioni che possiamo andare avanti. Se ci aggrappiamo al passato, ci anchilosiamo e moriamo un poco alla volta ogni giorno, perché il mondo è in continua evoluzione.