Benessere

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La psicoterapia mira a riattivare le risorse che ogni individuo ha, e che per motivi diversi, durante la vita, possono risultare inattive.

Fondamentale risulta il concetto di benessere. Benessere significa, prima di tutto, prendere il TEMPO, anche mezz’ora al giorno, per sé stessi.

E’ un modo di darsi una carezza che può cambiare il gusto dell’intera giornata. Benessere significa prendere il proprio SPAZIO.

La propria camera, il proprio laboratorio creativo, un pomeriggio al mare con un romanzo che fa sognare. Laddove necessario, questo spazio può trovarsi, nello studio del terapeuta. Luogo di accoglienza, di ascolto e di scambio umano autentico.

Tutte dimensioni, che nell’epoca del virtuale e della crescita tecnologica esponenziale, sono tutt’altro che scontate.

Benessere significa ascoltare sè stessi… Quei “piccoli desideri” da realizzare, e che troppo spesso vengono ignorati, regalano colore alla vita.

 

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Quando e perchè consultare uno psicologo

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Nella vita di tutti i giorni ci troviamo ad affrontare innumerevoli problemi e situazioni che richiedono abilità e competenze differenziate.

In un mondo che ci richiede un costante lavoro di messa a punto delle nostre capacità di far fronte alle situazioni più disparate, abbiamo l’esigenza di una continua riprogettazione del nostro modo di vivere.

In questo contesto parlare con uno psicologo può aiutarti a trovare la giusta direzione.

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sintomi

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. i pazienti si lamentano dei sintomi ma li amano più di tutto e non li vogliono lasciare…
Bruno De Halleux

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Cambiare modo di vedere le cose

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Il modo in cui definiamo il problema condiziona la scelta della soluzione o spiega le difficoltà che incontriamo nel trovarne una davvero efficace.

Ma questa definizione del problema deriva in larga misura dal modo in cui pensiamo e percepiamo le difficoltà,che,come abbiamo visto è il prodotto della nostra educazione,delle nostre esperienze di vita e delle nostre convinzioni.

Pertanto,se già la nostra visione del problema e limitante,non è affatto sorprendente che essa limiti la nostra capacità di risolverlo.

Per ovviare a ciò,possiamo cambiare prospettiva o cambiare il modo in cui guardiamo la nostra situazione.

 

Martin

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Aldo Carotenuto

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«Molte volte nell’esperienza analitica,

 

specialmente nei primi incontri,

 

la domanda che l’analista

 

si pone è: “Questa persona è stata

 

mai abbracciata?”»

 

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Sentirsi depressi

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Attualmente la depressione è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di disabilità nel panorama delle malattie fisiche e psicologiche. Si stima che nel mondo circa 340 milioni di persone soffrano di depressione. La fascia di età più colpita è quella compresa tra 30 e 49 anni. Il disturbo depressivo è circa due volte più frequente tra le donne.

Nel corso degli ultimi anni la prevalenza della depressione è aumentata costantemente e nello stesso tempo l’età di insorgenza è diminuita. I più recenti dati ci raccontano una crescente e necessaria attenzione nei confronti delle malattie psichiatriche.

La Fondazione BRF Onlus – Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze si occupa da anni di sviluppare ricerche indipendenti e promuovere divulgazione scientifica e formazione per medici e nello specifico psichiatri.

“Sentirsi depressi – spiega la Prof.ssa Donatella Marazziti, responsabile ricerche della Fondazione BRF – significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti.

I sintomi della depressione più comuni sono la perdita di energie, senso di fatica, difficoltà nella concentrazione e nella memoria, agitazione motoria e nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici. Le emozioni tipiche sperimentate da chi è soffre di disturbo depressivo sono la tristezza, l’angoscia, disperazione, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, senso di vuoto. I sintomi cognitivi sono la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i problemi, la ruminazione mentale (restare a pensare al proprio malessere e alle possibili ragioni), autocritica e autosvalutazione, pensiero catastrofico e pensiero pessimista.

I comportamenti che contraddistinguono la persona depressa sono l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, frequenti lamentele, la riduzione dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio.

La depressione può presentarsi come un singolo evento nella vita dell’individuo o come condizione ricorrente, oppure far parte del disturbo bipolare, con vari sottotipi più o meno gravi, in cui episodi depressivi si succedono ad altri di polarità opposta.

L’impatto sociale dei disturbo dell’umore è enorme, in termini sia di qualità della vita e adattamento sociale di chi ne è affetto che di costi per al società”.

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Introduzione alla Psicanalisi 1915

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 “Le emozioni represse non muoiono mai. Vengono sepolte vive e in futuro usciranno nel peggiore dei modi.”

La società ci ha insegnato a sopprimere le emozioni, catalogandone alcune come inadeguate e altre come un segno di debolezza. Tuttavia, nascondere e reprimere le emozioni equivale a non accettarle e quindi queste rimangono nell’inconscio e causano dei danni. Quando finalmente tornano alla luce, possono causare un vero e proprio terremoto emotivo.

 

“La tradizione è una scusa per le menti pigre che si rifiutano di adattarsi al cambiamento.”

Le tradizioni ci danno un illusorio senso di sicurezza, sono qualcosa di familiare che conferisce un ordine logico al nostro mondo. Pertanto è comprensibile che l’idea di abbandonarle ci terrorizzi, soprattutto se il futuro è incerto. Tuttavia, è solo abbracciando l’incertezza e mettendo in discussione le tradizioni che possiamo andare avanti. Se ci aggrappiamo al passato, ci anchilosiamo e moriamo un poco alla volta ogni giorno, perché il mondo è in continua evoluzione.

La possibilità di dare un senso ai sintomi nevrotici mediante l’interpretazione analitica è una prova irrefutabile dell’esistenza – o, se preferite, della necessità dell’ipotesi – dei processi psichici inconsci.

 

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Dipendenza affettiva

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Descrizione della Dipendenza Affettiva

Avere legami forti ed esserne condizionati è una cosa normale.

Diventa problematica quando ci si dedica completamente a un’altra persona rinunciando ai propri bisogni, facendo sacrifici pur di accontentarla, fino a ridurre le proprie attività e i propri interessi.

come uscire dalla dipendenza affettiva

Se l’altra persona assorbe tutto il nostro tempo, fino a diventare un’ossessione che condiziona comportamento e pensieri, si tratta di una Dipendenza Affettiva – o Love Addiction – e ha caratteristiche simili a qualsiasi altra dipendenza. Il bisogno di stare con lei è sempre più forte (tolleranza), non si riesce a farne a meno (assuefazione), in sua assenza ci si sente smarriti, persi, impauriti (astinenza), non si riesce a immaginare la propria vita senza l’altro.

In questa situazione, non si riesce a fare un progetto in autonomia, a trascorrere del tempo con se stessi e frequentare altre persone. La paura del distacco e di essere abbandonati è tale da spingere a sopportare situazioni anche molto spiacevoli, a diventare gelosi, possessivi, controllare l’altro oppure a fargli continue richieste di rassicurazione, dimostrazioni d’affetto, senza però riuscire a sentirsi veramente corrisposti. La relazione che si crea non è equilibrata, manca reciprocità e crea grande sofferenza.

Dati statistici sulla Dipendenza Affettiva

La Dipendenza Affettiva riguarda soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni, ed è anche chiamata “Sindrome delle donne che amano troppo”.

Dipendenza Affettiva: le cause

Sulle cause sono state forumale alcune ipotesi. Secondo alcune teorie potrebbe derivare da conflitti psicologici e fattori ambientali o sociali, bisogni rimasti insoddisfatti o traumi subiti durante l’infanzia, come ad esempio la perdita di una persona cara, o da un Disturbo di Ansia da Separazione comparso in età infantile o giovanile.

Dipendenza Affettiva: i sintomi

Si manifesta con i sintomi tipici della dipendenza: tolleranza, assuefazione e astinenza rispetto a un’altra persona, che viene idealizzata e diventa indispensabile per la propria auto-realizzazione e il proprio benessere, inoltre possono essere presenti:

  • mancanza di autonomia;
  • riduzione di interessi e vita sociale;
  • rinuncia ai propri spazi, bisogni e desideri;
  • atteggiamento servizievole, tollerante e sottomesso;
  • difficoltà a manifestare disaccordo e i propri sentimenti;
  • possessività, grande gelosia, controllo dell’altra persona;
  • sentimenti di rabbia, paura dell’abbandono e sensi di colpa;
  • perdita di lucidità e difficoltà a controllare i propri atteggiamenti;
  • ansia, angoscia, senso di vuoto, depressione e smarrimento all’idea del distacco.
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Freud

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1. “Sono stato un uomo fortunato, niente nella vita mi è stato facile.”

Solo nelle avversità possiamo crescere. Sono i problemi a stimolarci facendoci mettere mano alle nostre risorse e trovare la grinta necessaria per fare un passo avanti e uscire dalla nostra zona di comfort. Comprendere le avversità come una sfida ci permette di metterci alla prova e sviluppare il nostro pieno potenziale. In realtà, se c’è qualcosa che caratterizza le persone resilienti è che assumono le difficoltà come delle opportunità per imparare e crescere

2. “Le emozioni represse non muoiono mai. Vengono sepolte vive e in futuro usciranno nel peggiore dei modi.”

La società ci ha insegnato a sopprimere le emozioni, catalogandone alcune come inadeguate e altre come un segno di debolezza. Tuttavia, nascondere e reprimere le emozioni equivale a non accettarle e quindi queste rimangono nell’inconscio e causano dei danni. Quando finalmente tornano alla luce, possono causare un vero e proprio terremoto emotivo.

3. “La tradizione è una scusa per le menti pigre che si rifiutano di adattarsi al cambiamento.”

Le tradizioni ci danno un illusorio senso di sicurezza, sono qualcosa di familiare che conferisce un ordine logico al nostro mondo. Pertanto è comprensibile che l’idea di abbandonarle ci terrorizzi, soprattutto se il futuro è incerto. Tuttavia, è solo abbracciando l’incertezza e mettendo in discussione le tradizioni che possiamo andare avanti. Se ci aggrappiamo al passato, ci anchilosiamo e moriamo un poco alla volta ogni giorno, perché il mondo è in continua evoluzione.

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Psicoterapia online

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Questo è il servizio per chi cerca una risposta ai propri problemi e che preferisce una terapia o un sostegno online piuttosto che in studio.

  1. Le nuove tecnologie consentono di incontrare le persone che soffrono di disagi psicologici anzichè in studio direttamente in videoconferenza. Vengono garantite le stesse regole che si applicano nel classico contesto di studio: riservatezza e massimo rispetto per la persona.
  2. Per fissare una consultazione online è sufficiente contattarmi o usando l’apposito modulo o al mio cellulare 3475033016 o al mio contatto skype (Papato10) in modo da fissare un video-incontro su skype in orario e data da concordare insieme
  3. Ogni seduta dura 45 minuti e costa 75 euro . Verrà emessa regolare fattura al termine di ogni incontro.
  4. La modalità di pagamento privilegiata è il sistema paypal; in alternativa bonifico on line.
  5. Il trattamento dei dati sarà effettuato secondo modalità sia manuali, sia informatiche e, in ogni caso, idonee a proteggerne la riservatezza, nel rispetto delle norme vigenti e del segreto professionale.
  6. Il conferimento dei dati è facoltativo, anche se l’eventuale mancato conferimento potrebbe comportare la mancata o parziale esecuzione del contratto
  7. In ogni momento l’interessato potrà esercitare i propri diritti nei confronti del titolare del trattamento, ai sensi dell’art.7 del D.lgs.196/2003
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Decalogo dello Psicologo

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Psicologia Clinica, Psichiatria e Psicoterapia

  1. Deve saper venire incontro al “non-voler-sapere” del suo paziente, tenendo conto che a suo tempo quello stesso non voler sapere lo riguardò personalmente.
  2. Deve saper tacere e all’occorrenza parlare per spiegare.
  3. Sa tollerare la menzogna momentanea che il paziente si ripete, leggendovi il desiderio inconscio sottostante.
  4. Essendo esposto alla commozione, deve avere un atteggiamento di empatia, senza mai operare con imperturbabilità, distacco, freddezza, masenza perdere il suo stesso equilibrio.
  5. Deve possedere una profondità di sguardo, una naturale sagacia unita ad una passione per l’ottimismo tale da poterla coltivare nell’altro, contagiandolo incondizionatamente.
  6. E’ consapevole della fragilità umana, della propria caducità e insufficienza, ma sa valorizzare le potenzialità dell’altro, sottraendosi però a un rovinoso senso di superiorità.
  7. Conosce se stesso e considera la propria personalità come fattore curativo.
  8. Sa che ciò che un uomo può fare o essere per un altro uomo, non si esaurisce in forme comprensibili né standardizzabili o uguali per tutti, poiché ogni caso è unico.
  9. Si ispira a poeti e saggi di tutte le culture e di tutti i tempi.
  10. Sa che il fattore curativo per eccellenza è l’amore in senso lato, come atteggiamento dell’anima che ci rende vulnerabili e totalmente esposti alla vita, che accade come conseguenza di una rottura del guscio narcisistico, in un movimento di apertura, disvelamento e accoglimento della molteplicità presente in noi stessi, di quell’altro che non sapevamo di essere perché oltre il nostro io limitato e angusto.

Con il contributo di Roberto Ruga

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L’importanza del non rimuovere nulla, del rimanere integri nella tensione degli opposti

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Nel bellissimo libro-commento all’antico testo cinese “Il segreto del fiore d’oro”, Jung ci riporta uno stralcio di una commovente lettera inviatagli da una sua paziente sull’importanza dell’accettazione.


«Recentemente ho ricevuto una lettera da una mia antica paziente, la quale descrive con parole semplici ma appropriate la trasformazione necessaria:

Dal male ho ricavato molto bene. Il mantenere la calma, il non rimuovere nulla, il rimanere vigile e insieme l’accettazione della realtàprendendo le cose come sono e non come avrei voluto che fossero – mi hanno portato conoscenze singolari ma anche singolari energie, quali prima non avrei potuto immaginare.

Ho sempre pensato che se non si accettano le cose, esse in un modo e nell’altro ci sopraffanno; ora invece non è più così, e solo accettandole è possibile prendere posizione di fronte a esse.

Anch’io voglio partecipare al gioco della vita nell’accettare ciò che di volta in volta mi offrono i giorni e la vita, bene e male, sole e ombra che costantemente si alternano, e così accetto anche la mia natura, con i suoi lati positivi e negativi, e tutto si ravviva.

Com’ero pazza, io che volevo forzare ogni cosa ad adattarsi al mio volere!”»

(C.G.Jung – Commento all’antico testo cinese “Il segreto del Fiore d’Oro”, Bollati Boringhieri, p.68)

«Se semplicemente si riuscisse a lasciar andare le cose, ci si accorgerebbe che il male si esaurisce, e si afferma il bene.»

(Jung)

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Il compito dello psicoterapeuta

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“Il compito dello psicoterapeuta, contrariamente ad un diffuso malinteso, non è affatto quello di «trovare» cos’è che non va nel paziente per poi poterglielo «dire». Altri glielo «avevano già detto» per tutta la sua vita e, nella misura in cui ha accettato le parole altrui, egli stesso «se lo diceva». […]

Il lavoro dello psicoterapeuta non consiste nemmeno nell’imparare delle cose riguardo al paziente per poi insegnargliele, bensì insegnare al paziente come imparare ciò che concerne se stesso.

Questo significa che il paziente deve diventare direttamente consapevole di come realmente funzioni in quanto organismo vivente; e questo avviene sulla base di esperienze concrete e non verbali”.

Fritz Perls

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Ippoterapia

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Può succedere in ambito psicoterapico, che si cerchi “il nuovo”, dimenticando che esistono interventi vecchi quanto l’uomo ma che solo pochi hanno analizzato scientificamente per proporli nei tempi moderni a beneficio di molti, bisognosi di un supporto psicologico.

Il mestiere dello psicoterapeuta, deve prevedere saggiamente, per ogni suo paziente, tecniche diverse per momenti diversi in un processo al centro del quale c’è un essere umano sofferente da aiutare.

Il gioco del cavallo a dondolo riflette il sapore antico del rapporto tra cavallo e uomo, scandito dal ritmo rassicurante del dondolio che lo accompagna dal grembo materno alla culla fino alla sedia a dondolo.

Sentirsi in sintonia con un cavallo apre ad una gamma di complesse esperienze relazionali di grande rilievo psicologico (utilizzabili dallo psicoterapeuta). Al cavallo si devono impartire dei comandi per decidere le andature, dunque lo si porta ma si è anche portati: si è cullati e al tempo stesso trasportati dal suo ritmo. Ciò è frutto di una relazione, somigliante a quella che si instaura tra esseri umani, che offre un campo di infinite esplorazioni, proiezioni, simulazioni, in virtù delle quali si sviluppa un processo terapeutico nel quale il cavallo è l’alterità grazie alla quale articolare la propria identità. Esso non rappresenta di per sé un valore salvifico ma è l’instaurarsi della comunicazione e della relazione affettiva che risultano curativi.

Abbandonarsi ad un dorso che accoglie con calore, con una ritmicità costante, significa instaurare un gioco dialettico con cui si attivano funzioni già sperimentate nell’infanzia attraverso il linguaggio corporeo che rende consapevoli sentimenti positivi e vitali. Le dinamiche che si instaurano nella relazione tra soggetto-oggetto (in ippoterapia uomo/cavallo), sappiamo da Jung essere alla base del fluire dell’energia psichica, che regola il contrasto tra funzioni opposte (processi pulsionali/sentimentali) convogliandole verso l’azione. Il grande, caldo e dondolante corpo del cavallo, in terapia, è dunque un contenitore di pulsioni, in cui due diversità diventano armonia. La mediazione di questo rapporto si attua grazie al terapista (ippoterapeuta) scaturendo in una dinamica triangolare grazie alla quale l’equitazione diventa terapia e la terapia equitazione.

Ecco che l’utilizzo del cavallo, oltre che in ambito sportivo e ricreativo, trova applicazione nel contesto terapeutico e riabilitativo: uno psicologo e psicoterapeuta non può trascurare di indagare su qualsiasi cosa aiuti un essere umano nel “difficile mestiere di vivere!

Se il malessere che vive l’uomo moderno può esser dovuto ad un porsi in modo errato con l’ambiente mettendosi con esso in contrapposizione, risulta interessante tentare di utilizzare metodiche terapeutiche che favoriscono la ricongiunzione delle due realtà, uomo e natura.

Ci sono molti sostegni ambientali che si usano spontaneamente ma inconsapevolmente per lenire solitudine, sofferenza e angoscia. La ricerca di uno spazio verde, ampio e silenzioso o l’accoglienza di un animale (pet) da accudire nella routine della vita quotidiana, costituiscono ad esempio piaceri che abbassano il livello dei disagi.

Ecco che anche il maneggio, la scuderia, il centro equestre, risultano setting operativi privilegiati, spazi facilitanti di ascolto e socializzazione per il paziente e di osservazione per l’operatore; il paziente viene infatti osservato in una situazione in cui si sente libero e quindi se ne può cogliere in modo più autentico manifestazioni che in altri ambienti medicalizzati sarebbero condizionati ed inibiti.

La pratica dell’IPPOTERAPIA, cioè l’equitazione come mezzo terapeutico, grazie agli innumerevoli stimoli positivi che apporta, permette in modo graduale di entrare in relazione con un altro essere vivente, l’ambiente circostante e le persone che lo frequentano. Le fasi, che hanno tempi variabili e livelli di autonomia del soggetto sempre diversi, si articolano più o meno così:

  • Governo della mano, con cui si effettuano azioni finalizzate alla pulizia ed alla cura del cavallo

  • Bardatura, cioè la vestizione dell’animale con sella, redini etc

  • Conduzione del cavallo nel campo di lavoro e salita in sella

  • Attività a cavallo e con il cavallo anche portato alla lunghina

  • Discesa, uscita dal campo, dissellaggio e ricompensa al cavallo con cibo e coccole.

Con la terapia coadiuvata dall’animale, i pazienti si trovano a lavorare in un contesto dove non sono costretti a fare nulla, quindi, tutto quello che producono è frutto di uno sforzo nato dalla motivazione indotta dalla vicinanza con l’animale, che, oltre ad essere empatico, non valuta e non giudica.

L’offerta di un vitale ed inedito rapporto centrato sul fare e sullo stare insieme, offre una gamma complessa di esperienze relazionali di grande valenza anche psicosociale. Riabilitare in quest’ottica significa mettere il paziente nella condizione di scegliere lo stile della propria vita, convivendo magari con i propri sintomi ma procedendo comunque verso una vita socialmente attiva (si minimizzano gli effetti della disabilità e si massimizzano le potenzialità nascoste).

L’ippoterapia ha trovato facile spazio nel bisogno del malato di uscire dalla dimensione dell’ ”eterno assistito”, emarginato in luoghi di cura chiusi e sterili; in ogni caso comunque, i cavalli ed altri animali, non sono da considerare sostitutivi delle altre terapie bensì valori aggiunti, strumenti facilitatori che favoriscono l’espansione delle interazioni positive al di fuori di quelle nell’ospedale o negli studi medici.

La presenza degli animali risulta positiva per il morale, riduce il livello di ansia, dona la sensazione di sentirsi utili, spazza via la solitudine attraverso i seguenti meccanismi:

  • Gli animali offrono amore incondizionato

  • Forniscono una sicurezza tattile

  • Non giudicano

  • Stimolano la tendenza umana ad offrire protezione

Ecco perché perché possono trarne giovamento coloro che sono affetti da:

  • Depressione

  • Stati di solitudine, isolamento

  • Bassa auto considerazione

E’ stato dimostrato che le persone depresse manifestano un attaccamento all’animale a cui si affezionano particolarmente forte (Mc Culloch, 1981) tanto che nella depressione associata a disturbi fisici cronici, quali diabete, insufficienza cardiaca, gastriti, si è constatato che il legame instaurato con l’animale influisce al miglioramento anche della malattia fisica. Accarezzare un manto caldo e morbido induce ad un effetto calmante e quindi ad una riduzione della pressione arteriosa; ciò è vantaggioso per chi soffre di ipertensione e disturbi coronarici ma anche a ridurre lo stato di ansia in soggetti che hanno difficoltà a rilassarsi.

Introdurre un programma di Ippoterapia in un approccio multidisciplinare può essere una forma sia di prevenzione che di cura delle sofferenze psichiche. Uscire dalla solitudine, creare un’immagine positiva di sé, sentirsi amati ed utili, sono passi importanti che con l’affiancamento di un animale possono riuscire più semplici ed edificanti.

GF.

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Resilienza

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La vita ci pone di fronte a situazioni difficili e dolorose: la perdita di persone care, una malattia, un incidente grave, che ci fanno provare emozioni intense, che ci portano a percepire un profondo senso di vulnerabilità. Generalmente, con il tempo, le persone riescono ad adattarsi a tali situazioni. Quello che fa adattare, però, non è solo il “tempo che guarisce”, ma c’è una parte di noi capace di fronteggiare situazioni difficili e di riorganizzare positivamente la propria vita, nonostante le difficoltà che farebbero pensare ad un esito negativo: questa capacità è la resilienza. Le persone resilienti sono quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le avversità, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti (Wikipedia).

Il termine resilienza viene preso in prestito dal mondo della metallurgia ed indica la capacità di un materiale di conservare la propria struttura, dopo essere stato sottoposto a schiacciamento e deformazione. “La resilienza è una parola di derivazione latina che permette di descrivere il grado in cui una struttura metallica o mentale è capace di resistere a un urto, risultando così più o meno resiliente. La resilienza ti permette di perseguire i tuoi obiettivi nonostante i continui “no”, le sconfitte, e i traumi della vita: è quella forza che riesce a farti rialzare per la millesima volta e che ti consente di trovare una via di scampo dal dolore. Implica la possibilità di trasformare un evento doloroso in un processo di apprendimento e di crescita. Avere un alto livello di resilienza non significa evitare le difficoltà o essere dei Supereroi, ma significa essere disposti al cambiamento, alla rinuncia, all’accettazione quando necessario; disposti anche a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta. Rivalutare la propria sofferenza, modificare l’idea che si ha di essa, integrarla nella propria storia individuale, oltre che viverla come un valore aggiunto per la propria persona, che rende sensibili, a sua volta, anche alle sofferenze altrui.
Cantoni (2014) ha individuato cinque componenti che contribuiscono a sviluppare la resilienza

1)L’Ottimismo, cioè la disposizione a cogliere il lato buono delle cose. Chi è ottimista tende a sminuire le difficoltà della vita e a mantenere più lucidità per trovare soluzioni ai problemi (Seligman, 1996).
2) L’Autostima. Avere una bassa autostima ed essere molto autocritici, infatti, porta una bassa tolleranza delle critiche, cui si associa una più alta possibilità di sviluppare sintomi depressivi.
3) La Robustezza psicologica (Hardiness). che è a sua volta scomponibile in tre sotto-componenti, il controllo (la convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante, mobilitando quelle risorse utili per affrontare le situazioni), l’impegno (la chiara definizione di obiettivi significativi che facilita una visione positiva di ciò che si affronta) e la sfida, che include la visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita piuttosto che come minaccia alle proprie sicurezze.
4) Le emozioni positive, ovvero il focalizzarsi su quello che si possiede invece che su ciò che ci manca.
5) Il supporto sociale, sentire di essere oggetto di amore e di cure, di essere stimati e apprezzati.
6) Cosa ci può aiutare per diventare più resilienti? – Una visione positiva di sé e la capacità di accettarsi con pregi e difetti; – La capacità di porsi traguardi realistici; – Un buona gestione delle proprie emozioni; –
Coltivare le relazioni sociali; – Prendere esempio da persone resilienti – Imparare a chiedere aiuto “Sii come il bambù, fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo. Le sue radici sono saldamente confitte nel terreno e si intrecciano con quelle di altre piante per raffozzarsi e sorreggersi a vicenda. Lo stelo si lascia investire liberamente dal vento, e lungi dal resistergli, si piega. Ciò che si piega è molto più difficile a spezzarsi.”.

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Perchè si fuma?

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La sigaretta è ricca di componenti e in più è una sostanza di facile accesso, alla portata di tutti, non occorrono ricette, né permessi, è socialmente accettata quindi è, come dice Arnao, la “droga perfetta”.

Da esperimenti è emerso che la nicotina migliora le capacità di apprendimento, della memoria e forse è legato a questo che si fuma di più nei momenti di lavoro e di massima concentrazione. Ma nello stesso tempo può avere effetto depressivo e rilassante ed allora si fuma quando ci si sente irritabili, nervosi e tesi.

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Sembra che la sigaretta sia un passepartout, buona in tutte le occasioni, può esser stimolante e sedativa. Qualcuno la usa per tirarsi su ed altri per regalarsi un momento di relax.

IL RITUALE DEL FUMARE

Se pensiamo etimologicamente alla parola “smoking” indica l’abito maschile elegante usato durante le riunioni tra uomini, dove si parla di cose virili, – guerra o politica -, fumando sigari o pipa o sigarette.

Ma il gesto del fumare contiene anche elementi innegabilmente femminili, la bocca col suo signifi cato simbolico, la penetrazione del fumo e la sua espulsione, il piacere della lontana suzione del seno. Nel rituale del fumare e nella sua simbologia, il fuoco, la brace, hanno molti signifi cati sia magici, come purificazione o distruzione, che sessuali (nei sogni il fuoco allude ad attività sessuali o masturbazione).

Nelle culture primitive il tabacco veniva usato nelle cerimonie, a volte per il suo effetto distensivo, di benessere, altre volte per le sue capacità inebrianti, come il calumè della pace dei pellerossa. Il fumo inoltre ha anche aspetti socializzanti: è piacevole fumare quando si è in gruppo, se si è soli si è in compagnia della sigaretta, si possono stringere nuove amicizie con l’offerta del fumo, o riempire una vicinanza senza bisogno di parole, è un’intimità oltre la verbalizzazione (ricordiamo la sigaretta fumata dopo l’amore).

TIPI DI ASTINENZA

Ognuno ha un’astinenza soggettiva legata alle condizioni fisiche ed alla personalità del fumatore.

Dipendenza fisica: è causata dalla continua assunzione di nicotina, quando si smette avviene una crisi di astinenza. I sintomi sono disturbi del sonno, tremori, palpitazioni, aumento di appetito. La nicotina è una sostanza molto tossica, pensiamo che il contenuto di due pacchetti di sigarette se assunta in un solo momento è mortale!

Dipendenza psicologica: è causata dai gesti e rituali del fumare. Alcuni fattori sono quelli sociali (atteggiamento per darsi un contegno ecc.), psicologici (bisogni orali o di rassicurazione o di calma ecc.) I sintomi sono assuefazione, ansia, irritabilità e nervosismo.

AIUTI E TERAPIE PER CHI VUOLE SMETTERE

Sappiamo che è difficile smettere se non si è maturata una serie di motivazioni, se non si è deciso con determinazione. Molte sono le tecniche e le terapie usate per combattere “il vizio del fumo”, cercheremo di descriverle.

Cerotti antifumo transdermici: sono cerotti applicati sulla pelle rilasciano sostanze contenute in un gel che vengono assorbite e raggiungono il sistema nervoso. Il loro scopo è ridurre l’astinenza e quindi il bisogno di sigarette. Si trovano nelle farmacie e non è necessaria la ricetta medica; si tratta comunque di un medicinale che può avere controindicazioni (gravidanza, circolazione ecc.) ed effetti collaterali (insonnia, tachicardia ecc). Per questo meglio parlarne con il vostro medico.

Gomme da masticare: sono gomme a base di nicotina, occorre tenerle in bocca per 30/45 minuti in modo che la nicotina venga assorbita. Anch’esse si trovano senza ricetta in farmacia ma valgono le stesse avvertenze dette prima.

Orecchino ed agopuntura: l’orecchino viene inserito da un agopuntore ed ha lo scopo di ridurre l’ansia da astinenza e la voglia di fumare.

Aspirare o annusare: esistono dei bocchini (da non usare con la sigaretta!) che rilasciano nicotina, che viene assorbita dalle mucose della bocca che allevia la voglia di fumare.

Ipnosi: è un sistema che si basa sull’indurre delle suggestioni sgradevoli associate alla sigaretta e sensazioni di libertà dalla nicotina.

Fumare è un’esperienza di apprendimento allora ci si deve convincere che si può disimparare a farlo, senza che sia necessariamente tanto difficile e penoso. Rimane la rinuncia e il fatto che, senza cadere nella retorica, può essere un regalo che fate alla vostra salute ed un aiuto a dare un senso di libertà alla propria vita.

Fumo: come smettere? Fa male: lo sappiamo tutti ma allora perché fumiamo?

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Le Motivazioni

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le-basi-neurobiologiche-della-motivazione_1319Le motivazioni costituiscono un’organizzazione più o meno durevole di forze, nell’ambito della personalità, coerentemente orientate e mediate dai processi intrapsichici ed interpersonali. Tali motivazioni attingono ai bisogni più primitivi dell’individuo, come alle esigenze indotte dalla educazione e dalle situazioni ambientali del presente. Queste esigenze risultano tanto più profonde ed importanti quanto più presto esercitano la loro influenza sulla storia e sulla vita dell’individuo.

L’ambiente comprende la realtà storica, sociale, familiare, economica, esistenziale, lavorativa, educativa, ecc. in cui l’individuo vive immerso fin dalla nascita. Rappresenta il calco sociale che determina da un lato l’ interiorizzazione di sistemi normativi d’atteggiamento e di valore e dall’altro l’assunzione di ambiti di comportamento prescritti dai ruoli sociali.

La cultura è il perimetro più esterno entro cui possono prendere vita e manifestarsi le possibilità degli individui in termini di personalità. La cultura offre la possibilità all’individuo di non sperimentare nuove forme di comportamento, ma anzi di utilizzare in gran parte quelle forme approntate e trasmesse dalle generazioni precedenti (eredità culturale).gruppo, team

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